scritto da robertozardoz il giovedì, 03 settembre 2009,10:09

Survivors

Da stasera, 3 settembre 2009 su RAI 3 21.10-22.50 la prima puntata del remake dell'omonima serie, sempre realizzata dalla BBC nel lontano 1975.

I Sopravissuti fu trasmessa all'origine anche dalla RAI nel 1976, ma non tutta (ora la potete trovare in 3 splendididi cofanetti Dvd per la Yamato Video compresa la terza stagione inedita).

Scritta da Terry Nation , tratta di un nuovo e micidiale virus influenzale che si diffonde su tutta la Terra con effetti devastanti per la popolazione. I pochi che sopravvivono alla pandemia devono adattarsi ad un nuovo mondo dove non esiste più nessun governo e nessuna certezza. Alcuni sopravvissuti, tre uomini, tre donne e un ragazzino, decidono di unirsi per affrontare le avversità. Ispirata alla Sars, ma con l'influenza  suina alle porte mi attendo un grande riscontro di pubblico (o almeno lo spero), intanto BBC ha confermato la seconda stagione, che come tutte le serie British conta 6 episodi a stagione  (pochi, ma buoni).

Vista in anteprima al recente Fiction Festa di Roma (l'episodio pilota che va in onda questa sera) la consiglio decisamente, ma mi raccomando non stranutite....

Roberto Leofrigio

 

 

categoria:stasera in tv
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Auguri Jeannie

scritto da LadyGladia il domenica, 23 agosto 2009,10:14

La star della serie televisiva americana che ci ha fatto sognare da bambini "I dream of Jeannie" (maschi e femmine per motivi differenti s'intende) Barbara Eden, compie oggi 75 anni e vista la simpatia del suo personaggio e il vago moto di nostalgia che si è mosso scoprendo per caso la notizia mi sembra il minimo augurargli

HAPPY BIRTHDAY!

Barbara Eden - I Dream of JeannieBarbara Eden - I dream of Jeannie

categoria:curiosità, sabrina lugetti
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Conferenza Stampa "Wallander" con Kenneth Branagh

scritto da LadyGladia il giovedì, 16 luglio 2009,16:29

categoria:video post, fiction fest 2009
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Conferenza "Vows of Silence" - Docufilm sui preti pedofili

scritto da LadyGladia il giovedì, 16 luglio 2009,16:28

Serata Moon shot - Orange Carpet

scritto da LadyGladia il giovedì, 16 luglio 2009,16:19
categoria:foto, fiction
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scritto da cabal71 il lunedì, 13 luglio 2009,14:51

ROMA FICTION FEST:CONCLUSIONI

RFF

È giunta così al termine la terza edizione del Roma Fiction Fest, la seconda della “gestione Della Casa”, e nel bilancio, per la prima volta, le note positive sembrano superare quelle negative, almeno per quanto riguarda la risposta del pubblico. Sebbene ci sia ancora molto da fare, è evidente che l’utilizzo di piattaforme come Facebook abbia contribuito a creare interesse per il festival non solo durante gli eventi speciali come la Masterclass di Lost (che personalmente ho reputato solo un grosso spot promozionale) ma anche alle proiezioni pomeridiane finalmente si è visto un po’ di pubblico. Si è addirittura generato un piccolo fenomeno con la proiezione di The Wrong Door, la geniale serie prodotta da BBC della quale era proiettato ogni giorno un nuovo episodio, con la fila fuori la sala che aumentava di volta in volta. Eppure qualche aggiustamento ancora sembra necessario, infatti, nonostante un numero di prodotti presentati inferiore rispetto alla precedente edizione, il problema della sovrapposizione degli eventi ancora non è stato risolto. Un banale esempio dal programma del primo giorno, lunedì 7 luglio: alle ore 11:30 era proiettata in anteprima stampa la docufiction Moonshot - The flight of Apollo 11, così che gli interessati posstessero arrivare alla conferenza stampa con Buzz Aldrin, Richard Dale e Daniel Lapaine preparati e armati di buone intenzioni al momento di fare le domande. Contemporaneamente però, sempre alle 11:30, si proietta il documentario in concorso nella sezione factual Tienanmen: 20 Sears after the massacre, recuperabile solo alle 22:30 di lunedì durante le proiezioni aperte al pubblico, quando il giornalista stanco e affamato probabilmente sta tornando a casa a riposare o, peggio, a ultimare i pezzi da mandare in redazione. Questo è solo un piccolo esempio, potrei continuare rilevando come praticamente nessuna delle opere vincitrici abbia avuto l’onore di un’anticipata stampa e tantomeno di una conferenza. Si è preferito invece dare spazio alle anteprime di “opere” come Il Falco e La Colomba o Le Segretarie del Sesto; quest’ultima con addirittura l’onore della serata speciale all’Auditorium Conciliazione. A proposito, ma che c’entrava la presenza di Matthew Fox che consegnava il premio speciale a Carlton Cuse e Damon Lindelof, forse serviva ad attirare un pubblico che altrimenti si sarebbe ben guardato dall’entrare in sala?

Nel tirare le somme, possiamo comunque notare come la qualità delle opere presentate sia comunque sempre più elevata, confermando come ci sia una maggiore prevalenza dei prodotti anglosassoni, con la Gran Bretagna che offre probabilmente le opere con la migliore qualità tecnica e artistica e gli USA che, tra gli alti e bassi della loro numerosissima produzione seriale, sono comunque capaci di presentare prodotti validi e interessanti che, sempre più spesso, fanno uso di cast importanti con attori di provata esperienza cinematografica e teatrale, mostrando una strana dicotomia. Infatti, se da un lato la cinematografia americana volge sempre più verso la produzione di blockbuster fracassoni che offrono al pubblico molto divertimento e pochi pensieri, la produzione televisiva ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni, proponendo opere complesse e intelligenti, raggiungendo un livello qualitativo che sembrava impossibile ottenere. Per anni la televisione americana era indicata come quanto di più piatto e commerciale potesse esistere, anche prodotti di grande successo, in patria e oltreoceano, non andavano il più delle volte al di là dello stereotipo dei protagonisti bellocci tanto caro a certa televisione, anche nostrana. Da qualche anno invece il vento è cambiato, l’offerta si è diversificata e, accanto ad operazioni certo interessanti ma molto furbe, come Lost, un prodotto che, per impatto sul pubblico e interesse dei media può essere paragonato a un alto famosissimo cult quale Twin Peaks (e speriamo che almeno Lost abbia una fine sensata…), altre opere hanno comunque dato una scossa al mercato, costringendo le emittenti e le case di produzione a trovare prodotti validi e interessanti capaci di attrarre un pubblico sì vasto ma anche capace di un livello di attenzione superiore alla media, un pubblico insomma che ne avesse abbastanza di Baywatch.

Grande interesse hanno suscitato anche produzioni di paesi che al di là dei propri confini non sono certo famosi per fare televisione di qualità, si pensi all’islandese Hamarinn e alla serie polacca The Londoners, vincitrice del premio come miglior prodotto televisivo nella categoria lunga serie.

La fiction italiana sembra invece restare ancorata a vecchi stilemi. Se da qualche tempo si cerca con fatica di far risorgere il genere dello “sceneggiato” con fiacchi adattamenti di opere letterarie, per quanto riguarda la serialità sono veramente pochi i prodotti che negli ultimi anni hanno saputo portare innovazione. Si continuano a proporre personaggi e storie già viste, con uno stile ormai vecchio, con puntate della anacronistica durata di 60’, con trame il più delle volte lontane dalla realtà quotidiana, specialmente in quelle serie che questa quotidianità vorrebbero raccontarla e con la strana mania tutta italiana di proporre due episodi per serata (cosa che avviene spesso anche quando si tratta di presentare serie straniere). Quello che più dispiace è che ogni tanto un prodotto di alta qualità riusciamo a realizzarlo anche noi italiani, ma questo accade quando ci si rivolge a veri registi, sceneggiatori e attori. Troppo spesso nella scelta di questi ultimi prevale l’aspetto fisico sulla recitazione, il che, se genera solitamente ottimi ascolti - altrimenti non si spiegherebbe il premio del pubblico a Gabriel Garko come miglior attore - certamente non va a favore della qualità.

Sarà però un caso che una delle serie di più grande successo prodotta in Italia negli ultimi 10 anni sia interpretata da un grande attore, capace di passare dal dramma alla commedia, dal teatro al cinema e alla televisione e sia riconosciuta tale anche all’estero, essendo esportata praticamente in tutto il mondo e ricevendo anche una candidatura agli Emmy Awards? Sarà un caso che quest’opera abbia un cast tecnico di estremo rilievo e uno artistico composto non di facce belle ma di belle facce? Sarà un caso che i nuovi episodi di questa serie facciano regolarmente il record di ascolti e che le repliche non siano da meno? Il pubblico italiano probabilmente è ancora capace di apprezzare un’opera ben realizzata, ma se questa è quasi sola in un universo composto principalmente di brutture commerciali che rinunciano volontariamente al lato artistico, non posso che dolermene e continuare a ricercare la qualità all’estero.

Un po’ di speranza però c’è, ci stiamo preparando a realizzare la versione italiana di Life on Mars, che va ad aggiungersi a quella americana e all’originale inglese… Già e poi cos’altro, magari un remake di Eli Stone con il protagonista cui invece di George Michael appare Malgioglio?

categoria:eventi, fiction
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scritto da cabal71 il sabato, 11 luglio 2009,15:48

KENNETH BRANAGH PREMIATO ALLA CARRIERA AL ROMA FICTION FEST

Shakespeare, Wallander e… Thor

branagh01

 

Ha ricevuto ieri il premio del Roma Fiction Fest alla carriera, è uno degli attori britannici più amati, grazie alle sue interpretazioni dei classici shakespeariani e di deliziose commedie sia teatrali sia cinematografiche, ma ha anche un passato, e un presente, ricco di lavori televisivi. Stiamo parlando di Kenneth Branagh, interprete della miniserie Wallander con la quale Branagh era presente al RFF. Composta da tre episodi della durata di 90’, ognuno dei quali tratto da uno dei romanzi dello scrittore svedese Henning Mankell, la miniserie segue le vicende dell’ispettore di polizia Kurt Wallander, la cui dedizione al lavoro lo porta spesso a trascurare famiglia e affetti e a non accorgersi dei sentimenti di chi gli è vicino. La miniserie è già stata trasmessa in Italia a giugno in anteprima esclusiva su Sky Cinema e in questi giorni viene replicata proprio per celebrare il suo protagonista.

È un Branagh intenso e drammatico quello che da volto e spessore emotivo a Wallander, un uomo che assume sulle sue spalle la responsabilità di assicurare alla giustizia i criminali, ma che ha soprattutto il desiderio di capire il perché degli avvenimenti, di comprendere appieno la vittima ma anche il carnefice.  A fare da cornice alle storie è una Svezia algida, fotografata in toni freddi che aumentano nello spettatore la sensazione di drammaticità degli eventi. Branagh dimostra ancora una volta come una solida preparazione teatrale aiuti gli attori a recitare ovunque, sul palcoscenico o davanti alla macchina da presa e quanto l’intensità di uno sguardo sia spesso più importante delle parole. “Dire meno, fare di più” è così che descrive il suo lavoro in Wallander.

Come riportato in conferenza stampa – prossimamente disponibile il video integrale – il prossimo anno il sodalizio tra BBC, Left Bank Pictures Television Ltd e Yellow Bird Entertainment si ripeterà per la produzione di altri tre episodi, questo non appena Branagh avrà terminato il suo impegno hollywoodiano con i Marvel Studios dirigendo il film basato sui comic book di “The Mighty Thor”, cui prenderà parte anche uno dei coprotagonisti di Wallander, Tom Hiddleston, che vestirà i panni del malefico Loki.

branagh02

categoria:eventi, fiction
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scritto da cabal71 il giovedì, 09 luglio 2009,15:40

VOWS OF SILENCE

SCANDALI ALL’OMBRA DEL VATICANO

maciel

 

È una giornata molto intensa quella odierna del Roma Fiction Fest, per la sezione Factual che propone documentari inediti, è stato presentato “Vows of Silence”, film documentario che indaga sulla controversa vita di Padre Marcial Maciel, fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo. Basato sul libro omonimo di Jason Berry e Gerald Renner – pubblicato in Italia da Fazi Editore con il titolo I Legionari di Cristo - e diretto dallo stesso Berry, il documentario, frutto di sei anni di lavoro indaga su uno degli scandali più nascosti e controversi della Chiesa Cattolica: numerose interviste e drammatiche testimonianze personali tentano, infatti, di fare luce sulle accuse di pedofilia nei confronti del fondatore della congregazione, Padre Marcial Maciel, deceduto nel 2008. Durante le lunghe e complicate indagini compiute dal Vaticano in più tempi, nonostante fossero emerse numerose prove e testimonianze a suo carico non solo sui suoi comportamenti aberranti ma anche sulla sua condotta sacerdotale, avendo egli violato la norma che proibisce l’”assoluzione del complice” cioè che impedisce a un prete di assolvere il suo complice in un crimine o peccato, data la sua età avanzata, era stato semplicemente sospeso dal ministero e invitato a ritirarsi per “condurre una vita di preghiera e penitenza". Il documentario, oltre a ricostruire la storia della congregazione, un ordine militante con un budget annuo di 650 milioni di dollari, presenta interviste con numerosi testimoni, tra cui il principale accusatore di Padre Maciel, il Professor Josè Barba Martin, docente  presso la più importante università privata di Città del Messico ed ex Legionario.

 

Il documentario di Barry, che propone anche materiale di archivio riguardante le attività dei Legionari e dell’associazione femminile Regnum Christi, appare  circostanziato non solo nel porre le basi per le accuse di pedofilia nei confronti di Maciel, ma anche della sospetta connivenza da parte del Vaticano che per anni sembrerebbe aver coperto la condotta di Maciel. Molta enfasi è data inoltre al rapporto di stima e amicizia di Maciel con Papa Giovanni Paolo II e al comportamento dell’allora Cardinale Ratzinger quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, presso la quale il caso Maciel giacque per anni. L’opinione e il comportamento di Ratzinger variarono nel corso degli anni e recentemente sembra che, sotto il suo pontificato, le indagini abbiano preso nuovo slancio. È inoltre notizia recente, trapelata proprio in seguito alla diffusione del documentario di Berry, che Maciel avrebbe avuto una figlia allevata segretamente in Spagna.

Durante la conferenza stampa è anche emersa la notizia che, contrariamente alle previsioni, due emittenti italiane sarebbero in trattativa per l'acquisizione dei diritti, non sono però state diffuse, per ovvi motivi, i nomi delle reti interessate.

Per altre informazioni potete visitare il sito www.vowsofsilencefilm.com

 

A breve troverete sul sito anche l’intera conferenza stampa cui hanno preso parte Jason Berry, Josè Barba Martin, Alessandro Speciale e moderata da Serafino Murri, responsabile della sezione Factual del RFF.

 

Il male peggiore è quello che più rassomiglia al bene”.  Josè Barba Martin

 

categoria:eventi
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scritto da cabal71 il mercoledì, 08 luglio 2009,13:36
 

Moonshot_Uk_Anteprima_2 

MOONSHOT – QUANDO L’UOMO CAMMINÒ SULLA LUNA

È stata l’evento di apertura della terza edizione del Roma Fiction Fest la proiezione della docufiction Moonshot, prodotta da History Channel, che narra l’avventura dell’Apollo 11 e dello sbarco sulla luna il 20 luglio 1969. Il pregio maggiore di questo prodotto è di soffermarsi più sulle caratteristiche umane dei personaggi, evidenziandone somiglianze e differenze caratteriali, piuttosto che sulla parte tecnica della missione. Abbiamo quindi Neil Armstrong conscio della sua responsabilità di capo missione, sia dal punto di vista professionale che da quello divistico richiesto dalla Guerra Fredda; Mike Collins appare come un vero e proprio “terzo uomo”, a lui mancheranno i riflettori ma avrà il fondamentale compito di agganciare il LEM dopo il distacco dal suolo lunare e riportare tutti a casa. Tra i due, la figura di Buzz Aldrin si stacca prepotentemente, apparendo come forse l’unico dei tre animato da un vero e proprio “sacro fuoco” per la missione. Personaggio a volte scorbutico ma pronto comunque a porsi in secondo piano per il bene della missione, Aldrin è ottimamente interpretato da James Marsters, che, insieme a Daniel Lapaine (Armstrong) e Andrew Lincoln (Collins) regala credibilità alle scene di “fiction” che si fondono perfettamente con materiali di archivio, andando a formare una buona ricostruzione di quanto accaduto, un modo per ricordare quanto avvenuto 40 anni fa e che forse, secondo quanto affermato da Aldrin, potrebbe non ripetersi ancora per lungo tempo. Dalla guerra fredda a oggi i tempi sono profondamente cambiati ed anche una nuova corsa allo spazio, verso la Luna o Marte non sembra al momento essere qualcosa di così pressante a livello politico.

Moonshot è una produzione Tim Goodchild, Michael Robins/Dangerous Films Production per ITV, The History Channel, TF1, Prosieben, BBC Worldwide, NTV Japan, diretto da Richard Dale.

Presto il video della conferenza stampa con Buzz Aldrin, Richard Dale e Daniel Lapaine.

Moonshot_Uk_Anteprima_1

categoria:fiction
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scritto da cabal71 il mercoledì, 08 luglio 2009,12:50

SOPRAVVISSUTI MA NON DISPERSI

Presentato oggi al RFF il pilot di "Survivors"

In un periodo in cui l'idea di pandemia non è più qualcosa di fantascientifico ma appare ormai come una possibilità più che reale, la BBC recupera una serie che fece storia negli anni '70, Survivors, conosciuta in Italia come I Sopravvissuti, grazie alla trasmissione sulla RAI, sebbene incompleta (già all'epoca si preferiva tagliare le serie in caso di ascolti poco soddisfacenti, fortunatamente le tre stagioni che compongono la vesione originale sono state recentemente pubblicate in DVD da Yamato Video). La trama di questo remake riprende ovviamente quella del romanzo orignale di Terry Nation. Certo la storia, ambientata ora in un mondo quale quello odierno, dominato dalla massiccia presenza ed accessibilità di mezzi di comunicazione ed informazione, assume toni ancora più drammatici nel momento in cui i cellulari smettono di funzionare e le reti internet e i computer non sevono più a nulla. Solo allora i protagonisti, i Sopravvissuti, si rendono conto di essere ormai soli con loro stessi e, lentamente, grazie al caso e ad una sapiente sceneggiatura, si fora quello che sarà il gruppo primigeno intorno al quale ruota tutta vicenda. Personaggi diversi tra loro per età, sesso, religione, estrazione sociale, si ritrovano così a dare inizio ad una convivenza dalla quale dovrà scaturire il futuro del genere umano, perlomento in Gran Bretagna, dove la serie è ambientata.Adattata per la TV e sceneggiata da Adrian Hodges, Gaby Chiappe e Simon Tyrrell, prodotta da Hugh Warren e BBC, la nuova versione di Survivors mette ancora più a disagio lo spettatore della precedente versione, grazie anche, almeno nel pilot, ad uno stile quasi documentaristico delle riprese. Un ottimo prodotto insomma, come quasi sempre accade per le produzioni britanniche, che pur avendo spesso riscontrato grande apprezzamento d parte del pubblico italiano, appaiono, salvo piacevoli eccezioni, sempre meno presenti nei palinsesti nazionali. La drammaticità ed attualità dei temi trattati da Survivors fanno comunque sperare in un un interessamento da parte delle emittenti televisive nostrane, sebbene il sottofondo fantascientifico della trama possa apparire purtroppo come un deterrente, trattandosi di quella che comunemente viene indicata come "adult sci-fi".

 Survivors_Uk_ConcorsoLungaSerie_1

categoria:news, fiction
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